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La chiusura del cerchio.

“La chiusura del cerchio”

di Carlo Cappelletti

poesie

coordinamento editoriale e revisione: Francesca Paoli

impaginazione e layout di copertina: Stefania Foderi

stampa: Universal Book srl

editore: Dr. Fausto Tanzarella

layout del cerchio: Roberto Cappelletti

 

invito alla presentazione del libro "La chiusura del cerchio" di Carlo Cappelletti

 

 

PREFAZIONE
“La necessità della poesia”
di Leonardo Cappelletti

<<’Nostos’, vale a die ‘ritorno?; questo è il filo conduttore che lega assieme le liriche che Carlo Cappelletti presenta in questa pubblicazione dal programmatico titolo La chiusura del cerchio. Ed infatti quando si chiude un cerchio si ritorna al punto da dove si era iniziato a tracciarlo; ma il ritorno, spesso, non è indolore né leggero a compiersi: la vita è, invero, gravoso pondo che corpo / e mente per la più parte affligge recita l’autore in ‘Opinioni personali’. Nella poesia di Carlo Cappelletti il poeta è appunto, il viaggiatore che dopo aver percorso quel sentiero che chiamiamo vita ritorna e vedremo come, a quei momenti e luoghi della propria esistenza che egli sente essere originari, siano essi lontani o vicini nel tempo e nello spazio. Ma il percorso che il poeta compie, si diceva, appare essere lento e faticoso, come gravata da pesi di cui non sempre è possibile liberarsi: ed è qui che nasce, in Carlo Cappelletti, la necessità della poesia quale strumento catartico per compiere il suo ritorno. La poesia, dunque, per l’autore non è tanto un fine, un’esigenza dettata dal suo ego che preme, quanto un mezzo, necessario a raggiungere lo scopo che la ‘chiusura del cerchio’ impone, vale a dire quello di tornare davanti al proprio passato. Ed è in questo preciso momento che il poeta può liberarsi dal peso del viaggio, quel viaggio che forse lo aveva portato troppo lontano, in quegli orizzonti della dimenticanza dove l’uomo può – o forse non vuole? – ritrovare se stesso>>.

 

 

Ho un ricordo particolare di Carlo, amico di famiglia.

Mentre era al Tribunale di Siena come Magistrato nel campo civilistico, prima con il Presidente Goffredo Visani e poi sotto la Presidenza di mio padre Lorenzo, giungendo entrambi fino al 3° grado quali Magistrati di Cassazione, Carlo mi assegnò una causa come CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio).

Si trattava di un fotografo di Poggibonsi, che era stato chiamato in causa dal suo cliente, un mobilificio.

I mobili erano stati portati con i camion fuori della location, una Chiesa sconsacrata.

La giornata era piovosa ed il fotografo si rifiutò di eseguire il servizio fotografico solo perché si bagnava la sua attrezzatura professionale.

Il cliente lo obbligò ad eseguire il lavoro, perché aveva pagato il trasporto e la location.

Le foto, in diapositiva e negativo colore, vennero male, erano presenti colorazioni sbagliate ed il mobilificio portò in causa il fotografo, che si difendeva dicendo di essere stato danneggiato, perché si rovinava la sua immagine fotografica, nella sua famiglia erano tutti fotografi da più generazioni.

Convocai le parte nel mio studio attuale, che allora era la mia sala di posa.

Ebbi le congratulazioni del fotografo per come avevo ottimizzato gli spazi.

Senza svelare i miei fini, feci domande alle parti, che litigavano animatamente, solo per accertare le condizioni meteorologiche di quel giorno.

Emerse che a momenti non pioveva e c’erano fulmini e saette, in altri momenti pioveva, c’era una pioggerella leggera e fitta.

Avendo le pellicole scattate dal fotografo, in alto, nelle lastre cm. 10X12 e nel bordo dei rulli 120, si riesce a capire il tipo esatto di pellicola usata, erano tutte Kodak.

Mi feci mandare dalla Kodak di Roma le schede tecniche delle pellicole usate.

Si leggeva molto chiaramente che in prossimità di pioggia oppure durante un temporale, non si deve fotografare, perché lo spetto della luce si orienta sul violetto, generando dominanti non controllabili neanche con un termocolorimetro, uno strumento che misura la temperatura della luce in gradi Kelvin, indicando i filtri fotografici di correzione.

Le dominanti sono colorazioni che dominano la luce ed in casi come questo variano in pochissimo tempo.

Allegai anche uno spettro della luce, la documentazione ufficiale della Kodak e molte spiegazioni tecniche espresse con parole comprensibili da tutti.

Il fotografo mi chiamò per ringraziarmi ed io gli risposi che avevo fatto solo il mio lavoro di CTU.

I Giudici dettero ragione al fotografo, che ebbe salva la sua immagine.

Ricordo di aver presentato la mia relazione in Cancelleria con una copertina pergamenata, testi scritti con una macchina da scrivere con memoria interna, la “Gabriele” e di aver raccolto le pagine forandole, inserendo dei fissaggi apribili di ottone.

Il Tribunale mi liquidò per il mio compenso lire 500.000, le attuali euro 250,00 circa.

Feci il CTU altre due volte, ma questa fu la consulenza più interessante ed appassionante.

Grazie Carlo!

Ho regalato a lui il mio secondo libro, “Sei tutta la mia vita” della collana “I love Sonia” edita da Cantagalli e dedicata a mia moglie, ho pubblicati 3 libri e sto scrivendo il 4°.

Ho fatto una dedica a Carlo proprio nel ricordo di questa consulenza.

 

 

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2 commenti su “La chiusura del cerchio.

  1. Bellissimo articolo di Giuseppe Ponticelli sulla presentazione della raccolta di poesie del Dott. Carlo Cappelletti, completa anche di stupende foto, a ricordo di un momento molto importante e indimenticabile.

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