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Il cimitero monumentale della Misericordia di Siena.

Il beato Alberto da Chiatina (Chiatina, 1135 – Colle Val d’Elsa, 17 agosto 1202) è stato un religioso italiano, considerato santo dalla pietà popolare.

Abbiamo la cappella gentilizia Ponticelli-Ferri in Sant’Alberto da Chiatina.

Lì riposano i nostri cari, tra questi:

mia moglie Faith Aigbadion detta Sonia, mio padre Lorenzo e mia madre Eloisa.

 

Io sono l’usuario in rappresentanza di tutta la famiglia Ponticelli, prima lo era mio padre.

Tra i cimiteri monumentali in Toscana, il camposanto di Siena è un vero e proprio museo dell’arte figurativa senese tra Ottocento e Novecento, con bellissime opere dal purismo al liberty, dal classicismo al romanticismo, con punte di verismo e dello stile floreale e simbolico. 
La parte più interessante è quella più antica: un grande quadrilatero con al centro un obelisco, sul quale si aprono le cappelle gentilizie con all’interno sculture ed affreschi. 
    Il cimitero monumentale è frutto di un’epoca in cui di cercava di liberare il nostro animo verso dimensioni diverse, attraverso la forza misterica della grande architettura e dell’arte figurativa, che non ritroviamo nei cimiteri moderni.

Le cappelle del cortile centrale

Una volta entrati nel Cimitero, seguite il percorso a sinistra, passando accanto alla grande statua del Cristo Risorto di Vico Consorti, e poi ad un cortiletto con il monumento ai caduti della prima guerra mondiale di Guido Bianconi.

Ben presto si arriva all’ingresso del corpo più antico del cimitero, un quadrilatero con al centro un obelisco lungo il quale si aprono le cappelle gentilizie per le quali proponiamo un percorso antiorario: quindi, appena entrati nel quadrilatero, girate a destra.

Terza cappella (famiglia Raimondi): questa cappella, ufficialmente la numero 6, presenta un imponente gruppo marmoreo dedicato a Gemma Raimondi, morta mentre era incinta di alcuni mesi, opera dello scultore Guido Bianconi (1902), uno dei primi scultori senesi ad abbracciare il simbolismo floreale proprio del Liberty. 
La figura ritrae la madre seduta sul sepolcro a simboleggiare la soglia tra il mondo reale e quello ultraterreno, il bambino fra le pieghe del manto e un mazzo di rose sul grembo, mentre sulla parete di fondo una schiera di angeli commenta l’evento con i versi del Pascoli: Anima col tuo bocciuolo. La morte non è un’aurora? Non c’è una cuna per l’amor tuo? La tomba non è una cuna?

Sesta cappella (famiglia De Metz). Qui si trova l’ Angelo della Resurrezione, ultima opera dello scultore senese Tito Sarrocchi (1894), autore tra l’altro della copia della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, conservsato nella gipsoteca del Complesso Museale di Santa Maria della Scala.

Nona cappella (famiglia Bandini-Piccolomini). Presenta la Riconoscenza di Tito Sarrocchi, molto delicata e realistica, e l’affresco con le Marie al sepolcro di Alessandro Franchi.

Tredicesima cappella (famiglia Venturi-Gallerani). Il Genio della morte è la prima opera di Tito Sarrocchi (1860), con quella fiaccola spenta e capovolta per rappresentare la fine della vita terrena, e la corona di cipresso, pianta sempreverde che con la sua forma slanciata siboleggia il legame con l’aldilà, che nell’insieme compongono un’opera ineccepibile dal punto di vista formale, che si richiama ai modelli classici.

Quattordicesima cappella (famiglia Chigi-Saracini). Presenta l’Angelo Musicante di Vico Consorti, inserita in una cappella stupenda e diversa dalle altre, in quanto delicatamente decorata con pavoni e tralci di vite con grappoli d’uva.

Non è una sorpresa, in quanto questa aristocratica famiglia senese era dedita alla musica ed ha lasciato alla città una ricca collezione di opere d’arte, visitabile nel loro Palazzo Chigi-Saracini, nel centro storico di Siena.

Ventunesima cappella (famiglia Ponticelli-Pallini). Presenta la figura giacente di una defunta, opera di Tito Sarrocchi. Precisazioni aggiuntive Giuseppe Ponticelli.
Alessandra Pierini vedova Pallini: 1806 – 28.10.1889. Moglie di Luigi Pallini: + 25.01.1864.

Questa è una delle nostre cappelle gentilizie, l’altra – Ponticelli-Ferri – presentata all’inizio, è in Sant’Alberto da Chiatina.

 

 

Ventiduesima cappella (famiglia Tadini-Buoninsegni). Un monumento marmoreo raffigura la Fede, la Speranza e la Carità di Tito Sarrocchi (1868), un soggetto ricorrente nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

Venticinquesima cappella (famiglia Bichi-Ruspoli-Forteguerri). La stupenda Pietà di Giovanni Duprè (1866), è l’opera più nota dello scultore senese, premiata con il primo premio e medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Parigi del 1827. Sembra che la Madonna stia davvero per lacrimare: “che dolore santo in quella tua Madonna che (..) aprendo su lui le materne braccia e sul capo chinandogli” il “volto, pare che dagli occhi e dalla bocca spiri l’anima com’in atto di volergli ridare vita.” (A. Conti, 1865) .

Ventiseiesima cappella (famiglia Nardi). Presenta un altorilievo in stile liberty di Guido Bianconi (1908), raffigurante l’Eternità che ricongiunge le anime divise dalla morte.

Fonte: www.siena-agriturismo.it/cimitero_monumentale.htm

 

Nel 1854 il priore Benedetto Pierini dell’Arciconfraternita della Misericordia di Grosseto mise a disposizione il terreno, e fu quindi avviata la costruzione del nuovo cimitero con progetto di Enrico Ciampoli I costi di realizzazione furono sostenuti dai membri della confraternita, con un contributo del granduca Leopoldo II in materiali da costruzione. Lo studioso Alfonso Ademollo descriveva il camposanto nel 1894 come non del tutto ancora terminato, con cappelle per sepolture di stile gotico dei primi tempi del cristianesimo, nel quale si ammirano varie opere scultorie in busti e medaglie medaglioni di lavoro forbito di scultori moderni viventi quali il Sarrocchi di Siena, il Felli di Terrarossa di Casal di Pari e di altri. In quegli anni, infatti, sempre più famiglie benestanti della città avevano scelto di decorare le proprie sepolture con sculture, o di realizzare cappelle e edicole monumentali, e nell’ambiente artistico grossetano.

Fonte: fondoambiente.it/luoghi/cimitero-monumentale-della-misericordia

 

Le seguenti immagini mi sono state fornite dall’amico Arch. Luca Merelli di Grosseto.

Mia zia Giovanna Ponticelli, mi ha detto che la sorella di Alessandra Pierini, sposa di Luigi Pallini, era la sorella di Luisa Pierini, che aveva sposato Guglielmo Ponticelli, bis-nonno di mia zia, mio tris-nonno.

 

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6 commenti su “Il cimitero monumentale della Misericordia di Siena.

  1. Mi ha colpito molto la frase in cui si cita l’intento di liberare il nostro animo grazie alla forza misterica della Grande Architettura. Bellissimo in effetti il cimitero di Siena e anche la vista che ci gode del paesaggio circostante. Queste due bellezze arrivano insieme, esaltate l’una dall’altra, come un pugno, come un colpo nel petto. Costringono ad accorgersi di loro anche se il momento è triste e doloroso.

    1. Sì Giulia, hai usato parole splendide per esprimere una senzazione che si vive quando si visita il Camposanto.
      Avevo il timore ed un forte dubbio a pubblicare questo post, ma voglio ricordare Sonia, se lo merita!

  2. Una bella storia familiare.
    Ed una parte di questa storia ha segnato la storia di questa terra di maremma.

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